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TESTIMONIANZE DI EMIGRAZIONE

 

Cara Rita ti devo lasciare,
me ne vado a cercare i confini,
ti raccomando i miei cari bambini
che mi distruggo doverli lasciar
...
La fame, la miseria, la guerra, la mancanza di lavoro, disperati in cerca di fortuna, di assicurare un pezzo di pane e la sopravvivenza della propria famiglia, sono fra le principali motivazioni che ci spingono a migrare verso luoghi diversi da quello in cui siamo nati, mete spesso lontane, anche aldilà del mare...
Io son partito una sera
al chiar di luna,
sperando di trovar lontano
un po' di fortuna
e nel partir tutto dovrò lasciare
questo l'è 'l destin
di chi vuol emigrare
(dal canto L'Emigrante)

Sono davvero molte le persone che sono partite verso la fine del milleottocento e altri ancora sono emigrati intorno alla metà del Novecento con una valigia di cartone e il sogno di riscatto dall'insostenibile situazione economica in cui si trovavano qui in Italia, in Veneto, nel veronese.

Si migra verso terre migliori, ma poi l'impatto non è per niente facile e spesso si viene visti con diffidenza dai locali.
"Non si può descrivere quel che sentivo, è un'emozione che può capire solo chi l'ha provata"
Così ci dice Pietro Paggi che ha solo 17 anni quando nel 1947 parte da un paesino della Lessinia, San Francesco, per raggiungere il padre emigrato qualche tempo prima in Argentina.
La speranza e la voglia di rivedere il padre fanno pari con il magone di lasciare la casa,i suoi monti, gli amici.

Quaranta giorni di machina a vapore
fino in America noi siamo arivati,
quaranta giorni di machina a vapore
come le bestie ci toca riposar.
Merica Merica Merica...
(dal canto Merica Merica)
A centinaia sono partiti anche dalla Val d'Illasi, chi per la Francia, chi in Belgio, in Australia, in America nel Brasile o Argentina...
La migrazione continua ancora oggi

 

Mèrico e America ascolta l'audio
A Mezzane alla fine dell'Ottocento la vita era dura, anche per i miei nonni Angela e Antonio Steccanella. Un giorno però ricevettero una lettera dall'America che, non sapendo né leggere né scrivere, si fecero leggere da un parente di Vago di Lavagno. Emersero parole così allettanti di un benessere tanto agognato che suonarono loro come un invito a partire per il Brasile: là gh'era el cafè e tanto bisogno di gente con voglia di lavorare.
Fu una decisione difficile da prendere, ma alla fine si imbarcarono. Arrivati in Brasile trovarono misere capanne e il deserto. Lavorarono dall'alba al tramonto senza conoscere né domeniche né feste. Dopo un anno, nella loro misera capanna e senza l'aiuto della levatrice, nacque il loro figlio primogenito, mio padre, che chiamarono Merico.
Subito dopo, per mancanza di lavoro, la mia famiglia venne rinviata in Italia. Fu un viaggio molto lungo e sofferto, soprattutto per mio padre che aveva solo quaranta giorni. Per ben tre volte i miei nonni temettero che il loro figlio venisse gettato in mare. Mia nonna non aveva latte a sufficienza e nella nave non vi era nessuno in grado di fornirglielo. Furono giorni angosciosi, ma riuscirono infine a tornare tutti e tre in Italia.
Mio padre nel 1924 si sposò con Grego Teresa e nel 1927, per l'esattezza l'8 aprile, nacqui io e, per rinnovare la tradizione, mi chiamarono America.

 

Note
Testimonianza d'emigrazione oltre oceano confermata anche dalla particolarità del nome dell'informatrice e di suo padre

Informatore
America Steccanella (Mezzane di Sotto, 1927)

Tratto dal libro "La Moscarola" Editrice La Grafica di Vago di Lavagno (VR)- GBE Gianni Bussinelli editore , 2017

 

ARGENTINA

Era partito da una contrada di S.Francesco, il padre di Pietro Paggi, ai primi del '900, destinazione Argentina.
Aveva lasciato a casa la moglie e 5 figli, sperava proprio di migliorare la sua e la loro vita.
" Vi chiamo con me appena posso" aveva promesso, e così era stato, a furia di lavorare come muratore, di risparmiare su tutto, di vivere in baracca.
Il figlio Pietro ora può finalmente raggiungerlo, partendo con la madre e i fratelli e ha 17 anni quando si mette in viaggio. Prima, non era mai uscito dal paese.
La speranza e la voglia di rivedere il padre fanno pari con il magone di lasciare la casa,i suoi monti, gli amici.
" Non si può descrivere quel che sentivo, è una emozione che può capire solo chi l'ha provata"
.

 

Il viaggio in nave dura 20 giorni, non è una nave passeggeri, magari anche un po' comoda, è un vecchio cargo e lui non aveva mai visto il mare…" io conoscevo le onde, solo quelle fatte dal vento sui campi di grano, d'erba o polenta e il bagno lo avevo fatto nel canale o nel progno quando non era troppo pieno che correva. Le onde dell'oceano mare non me le aspettavo così, alte e mai ferme, anche con la schiuma in cresta e neanche quell'odore strano, come un po' da freschin. Comunque non si poteva scendere dal bastimento e fare il bagno, anche se di lavarci avevamo proprio voglia e bisogno, così che si considerava fra noi, tanta acqua par gnente".

 

Ci sono con lui altri 600 emigranti, da ogni parte d'Italia;la notte dormono in due locali dove stanno allineate più di 300 brandine, per andare in bagno devono salire di due piani..bisogna prendersi su per tempo…!

Come il padre, anche lui in Argentina lavora da muratore, abitano in una casa che stanno costruendo…e potranno starci fin che non l'abbiano finita…sorride, quando dice che…è andata per le lunghe!come il duomo di Milano…anche se loro, come muratori, erano bravi!

 

Note
Testimonianza di emigrazione in Argentina

Informatore

Pietro Paggi (Roverè Veronese, 1937)

 

 

EMIGRANTE IN BELGIO

Mi son nato a Badia Calavena e quando avevo quattordici mesi son emigrà in Belgio con me mama. Me papà l'era zà in Belgio. Me papà i era in oto fradei: tre maschi e sincoe done. Lui è stato il primo a nare in Belgio e dopo el s'à tirà drio tuti e tre i fradei. El laorava nei altiforni, in siderurgia.
Son restà tredese anni a Montini, a tre chilometri da Charleroi. Là se naséa a scóla alle elementari par sié anni e dopo gh'era altri sincoe anni di specializzazione. A scóla i te daséa de tuto, non mancava gnente. I te vestéa da capo a piedi, dopo i te daséa la cartella, i libri, i quaderni con le penne e a le diese de la matina un quartin de late a tuti. La scóla la scominsiava a le oto de la matina fin a mezzogiorno, dopo se naséa a casa a magnare e a la una se tornava in classe fin a le quatro del pomeriggio.

 

 

 

 

Me mama la gavéa na ostaria con quaranta pensionanti, magnar, dormire e la gavéa anca el bar. La naséa in leto a le do e levar a le sié de la matina, parché li dove che staseino noaltri i era tuti lavoratori in miniera, tranne dove che laorava me papà, che l'era na grossa siderurgia. Me mama la faséa trenta ovi de lasagnete a man quasi tuti i giorni coi fegadini.
I primi tempi no serimo mia tratè ben, el can sì el podéa 'nare al bar, ma italiani no, gnanca uno. I emigranti che gaveino noaltri i era piassè veronesi, visentini e friuliani.


Coela 'olta, me ricordo, che gh'è stà tuti chei morti là a Marcinelle nel '56, ò visto el fumo stando da casa mia.
Na 'olta sola son nà rento in miniera, no i te lassa mia entrar dentro, te vien su coi ascensori. No te conossi mia nissuni lì, i è neri, neri, neri, dopo i gà le docce e i se lava tuti, ma i è neri, ma proprio neri. Me ricordo che me cugnà el laorava nei cunicoli da centocinquanta centimetri a domila metri soto tera, a l'era na vitaccia.


Note
Esperienza di un ragazzo emigrato in Belgio

Informatore
Carlo Tanara (Badia Calavena, 1945)

Tratto dal libro "La Moscarola" Editrice La Grafica di Vago di Lavagno (VR)- GBE Gianni Bussinelli editore , 2017

 

 

EMIGRANTE IN FRANCIA ascolta l'audio

M'é tocà 'nare in Francia anca a mi, parché laoro ghe n'era poco e non gh'èra mia da magnar par tuti, solo tribular nei campi. Un anno à fato un metro de tempesta e alora me son stufà e son partio par la Francia. Ò intivà nar soto un paron che 'l parlava italian meio de mi e che 'l pesava sentoquaranta chili. Quando l'à sentio che me ciamavo Sella el m'à domandà se conosséa un certo Marcelino e un certo Guglielmo Sella, mi ò risposto che i era me zii, i avéa laorà soto de lu par quindese anni. Qualunque cosa mi faséa la naséa sempre ben, son stà fortunà, podéa anca far gnente, tanto par dire, che al me paron ghe naséa ben istesso. Mi faséa el muratore, invece i me zii i avéa laorà un periodo come stagionali drio le barbabietole e dopo i avéa fato i muratori a Bordeaux, no i è più tornà in Italia, i s'à fato la fameia in Francia e i è sempre restà là.
Da qua semo partìi in sié, gh'èra un certo Lonardoni da Moruri che 'l se interessava de le richieste e el m'à fato 'nare in Francia sensa passaporto. Son rivà la sera e a la matina ò scominsià a laorare. In valisa ò messo solo un martel, la cassola, el piombo e poco altro.
Ero vicino a Chambéry, pena dentro da la Francia. In baracca andò magnaino serino in centocinque, e dopo gh'èra tre quattro baracche andó dormeino. Serimo tutti italiani, parchè francesi no i ghe ne voléa mia a laorare, gh'èra solo el capo, el paron e l'autista che 'l portava la sabia.
A la festa che no se laorava mia, mi e un trevisan naséino segarghe l'erba dai preti, che i gavéa do tre vachete, così podéino metar via piassè schei e gnanca no li spendéino. Da la Francia no se podéa mia mandar più de un certo quantitativo de schei a casa, bisognava spendarli là, l'èra na rogna. Alora só nà da un falegname e ò fato trapanare el manego del martel e dopo li ò ficà rento tuti e così me li son portà a casa sconti, el par fin impossibile, èra.
Son restà in Francia fin un anno dopo che me son sposà. Gavéo catà el laoro anca par me moier, ma dopo la gà avù problemi de salute e alora son tornà in Italia anca mi e gò continuà a fare el muratore.
Subito semo andà a stare in affitto da me suocera, ma dopo son riussio a comprarme na casa a Mezzane di Sotto.

Note
Racconto della vita da emigrante in Francia

Informatore
Francesco Sella (San Mauro di Saline, 1924)

Tratto dal libro "La Moscarola" Editrice La Grafica di Vago di Lavagno (VR)- GBE Gianni Bussinelli editore , 2017

 

I PARIGINI

Se qualcuno oggi dice "parigini", possono venire in mente i fiori gerani, ma per Graziella Bonomi che vive a Colognola ai Colli (VR), si dipana una lunga storia, di almeno tre generazioni…
"I Parigini" fu soprannominata la sua famiglia, a partire dal nonno, Carlo Bonomi, nato a Colognola ai Colli il 21-12-1873, emigrato a Parigi, a lavorare la campagna dapprima, e poi trasferito nella gran capitale a fare il… giardiniere.
Si', cosicché di parigini, nel senso dei gerani e anche dei cittadini, ne aveva visti tanti.

La famiglia proprietaria di quel bel giardino era nobile che vestiva abiti nuovi, alla moda e quelli un po' più vecchi li passava al giardiniere. Così, quando il nonno di Graziella tornò a Soave con un buon gruzzolo risparmiato, potè acquistare un pezzo di terra, una casa e un mulo. Il mulo era testardo come tutti i suoi simili, ma aveva un nome speciale e così capitava che il nonno Carlo, con la sua voce da tenore, lo incitasse su e giù per il paese e per i monti "PARIGI !!! PARIGI!!!" e la gente ridendo diceva " Sèntelo!!! E' rivà Parigi!"

Così , nonno Parigi e il mulo Parigi portarono insieme orgogliosamente il loro soprannome… il nonno, con il suo temperamento ardito e originale, sfidava la ilarità e forse anche un po' l'invidia dei compaesani, vestendo gli abiti smessi del signore e arrivando all'osteria… in perfetto stile parigino!

 

Note
Racconto della vita da emigrante in Francia

Informatore
Graziella Bonomi - nipote di Carlo Bonomi (Colognola ai Colli, 1873)

 

SOLO PER UNA SELLA

Un altro padre era emigrato per il lavoro stagionale, sei mesi in Germania, anche lui a raccogliere le barbabietole, ce n'erano tante… ed erano basse per terra e poca era la manodopera, impegnata in altri settori, a preparare la guerra.

Quando Elda lo vede tornare, finalmente, dopo mesi che erano sembrati lunghi come anni, capisce che il suo papà ha una grande amarezza in cuore… tanta fatica per un guadagno che, svalutato dagli eventi bellici, consente solo di… comprare la sella per la bicicletta!

Informatore
Elda Drezza (Illasi, 1931)

 

 

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Ultimo aggiornamento: novembre 2019

 

 

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