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IL TERRITORIO

Il territorio che la nostra associazione prende in considerazione è ben riconoscibile guardandolo nell'aspetto orografico (Bacino del Fibbio e Bacino del Tramigna-Alpone) cioè tramite i suoi torrenti e loro affluenti: Progno Squaranto, Torrente Fibbio, Progno di Marcellise, Progno di Mezzane, Progno di Illasi e Valli di Rivolto, Tramigna, Alpone. Politicamente il territorio è compreso tra: San Martino Buon Albergo, Montorio, San Rocco,Velo Veronese, Giazza, Campofontana, San Bortolo, Bolca, Vestenanova, San Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Soave, Caldiero.

Pur essendosi modificata con l'avvento del boom economico degli anni '50, questa nostra zona può ancora vantare un ricco e unico patrimonio di tradizioni, cultura e valori legati alla terra, e alla gente che vi abita.

Come si può vedere dalla cartina il territorio è abbastanza ampio e, pur diversificandosi per fasce d'altitudine, è comunque un ambiente prevalentemente agricolo.

Passiamo dagli alti pascoli della Lessinia alla fascia pedemontana dove il bestiame da latte lascia il posto alle coltivazioni di castagni, noci, funghi, tartufi, lumache (bogóni). Scendendo possiamo vedere distese di ciliegi, olivi, viti.

Il clima favorevole, estati calde e piovose, inverni miti, terreni facilmente lavorabili, fanno sì che la fascia pedemontana sia di fatto l'ambiente idoneo per la produzione di ciliegie fra cui ricordiamo "La mora" di Cazzano e i "Duroni" di Montecchia di Crosara. In primavera è veramente suggestiva la fioritura della "Valle dei ciliegi" che da Soave arriva a Cazzano di Tramigna e della Valle d'Alpone che da Montecchia arriva a San Giovanni Ilarione.

Pregiati gli olivi di Illasi e Mezzane di sotto che forniscono un olio di ottima qualità.

I vitigni autoctoni sono gargànega, trebbiano e rondinella che grazie al microclima producono ottimi vini di origine controllata quali il Soave classico, il Recioto, il Durello di Montecchia e Roncà, il Valpolicella classico e l'Amarone.

La zona è molto ricca d'acqua, anche se alcuni torrenti sono ormai in secca per la gran parte dell'anno (ad eccezione dei forti acquazzoni o del disgelo) come per Il Progno di Illasi che fino alla seconda metà del XIX secolo correva impetuoso fino a S. Andrea di Badia Calavena prima di scomparire nel sottosuolo per riaffiorare a Caldiero, Cazzano di Tramigna, Mezzane e Montorio.

Le malghe che ancora oggi troviamo all'interno del Parco Regionale sono vere e proprie aziende agricole. I malgari che conducono l'alpeggio e producono il formaggio rimangono in alta Lessinia per tutto il periodo estivo. In inverno questa attività prosegue nelle stalle più a valle dove oltre al burro (butiéro), ricotta (puìna) e caciotte, viene prodotto il "Monte Veronese Dop", formaggio lavorato con latte crudo.

In alta Lessinia (1800-2500 mt.) vivono animali come camosci, caprioli, aquile, galli cedroni, che hanno trovato il loro habitat all'interno del Parco Naturale della Lessinia. Partendo dalle zone più alte troviamo boschi di aceri, abeti rossi e betulle, carpino nero, tigli, olmi, noci e castagni.

La razza bovina più diffusa in questa zona è la Frisona immediatamente distinguibile per il mantello a macchie bianche e nere. Sempre più scarsa invece la presenza della rendena, bruna alpina, asini, capre e pecore. Tipiche e uniche sono le recinzioni che delimitano il confine fra un pascolo e l'altro perché in lastre di pietra (laste).

Pur essendo un ambiente agricolo, la percentuale delle persone che lavorano la terra è inversamente proporzionale al territorio. Nella zona più mite e pianeggiante troviamo vaste coltivazioni ma sono poche le persone dedite all'agricoltura.

Il territorio è ricco di luoghi suggestivi quali il Monte Loffa, il Ponte di Veja, le Cascate di Molina, il Corno d'Aquilio, la Spluga della Preta, il vajo dell'Anguilla, la Foresta dei Folignani, i Covoli di Camposilvano, la Valle delle Sfingi, la Foresta di Giazza dove possiamo ancora trovare la presenza dell'antico popolo germanico dei Cimbri (boscaioli), Cima Lobbia a Campofontana con la sua Madonna, la pesciara di Bolca e i suoi fossili. Poi ancora le carbonaie, le calcare e le giassàre (ghiacciaie), i Basalti colonnari di San Giovanni Ilarione, la pietra di Prun.

I paesi sono ancora tranquilli e vivibili, tutti discretamente serviti (viabilità, biblioteche, autobus, scuole, servizi per il cittadino) e offrono ancora una disponibilità di relazione che ci permette di proseguire nella nostra attività di ricerca e di condivisione.

Le innumerevoli colonnette votive in tufo, i capitelli, le pitture murali della Beata Vergine o di santi cari a questa zona (S. Bovo e S. Antonio Abate protettori degli animali, S. Rocco e S. Sebastiano protettori della peste, S. Barbara, S. Margherita per il parto, S. Biagio protettore della gola, S. Vincenzo contro la siccità) sono espressione di un immenso rispetto e culto della religiosità.

Attraversando in lungo e in largo tutto questo territorio è possibile scorgere il passaggio della storia con resti paleolitici, rocche, forti, castelli, trincee ma anche con grotte scavate nei boschi per nascondersi

Più a sud spicca la cittadina medioevale di Soave con il suo Castello e la cinta muraria ancora perfettamente conservata. Anche a Illasi e Tregnago troviamo castelli e alte mura in pietra. Cogollo invece è una piccola capitale del ferro battuto.

A San Mauro vi è la tipica Chiesa di San Moro, a Montorio oltre al castello troviamo innumerevoli e caratteristici corsi d'acqua (per approfondire visita il sito del Comitato dei fossi). Molto bella e selvaggia sopra Montorio vi è la Val Squaranto ricca di stradine e boschi quasi incontaminati.

Abbandonando la montagna troviamo paesi sempre più vasti formati da case a schiera spesso disposte ad U con una corte in comune e un'entrata ad arco (vólto).

 

Anche l' architettura caratterizza questa zona rispetto ad altre del veronese o italiane. In montagna la gente vive in piccoli nuclei abitativi o in contrade. Ogni contrada ha un nome diverso, generalmente quello della prima famiglia che vi si è insediata. Queste case hanno tetti spioventi spesso costruiti con lastre di pietra (laste) per resistere al peso delle abbondanti nevicate.

Viene posta molta attenzione anche all'altezza delle case; i soffitti difficilmente arrivano ai 2 metri e mezzo, questo per permettere ai locali d'essere più caldi contrariamente alla pianura dove, proprio per avere ambienti più freschi, le altezze dei soffitti arrivano tranquillamente ai 3 metri.

E' ancora possibile vedere la passata presenza di nobili famiglie che abitarono in castelli o Ville. Tipica di quel periodo è la recinzione terriera con alte mura in sasso. All'interno di queste proprietà troviamo gruppi di case (anticamente abitate dai braccianti agricoli) con relativo orto, uno spiazzo comune (aia), le stalle e i fienili oggi trasformati in rimessa per gli attrezzi agricoli.

 

Per contattarci: canzoniere@canzonieredelprogno.it

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